Franz Schubert - Sinfonia n. 8 "Incompiuta"
- Carlotta Petruccioli
- 20 mar
- Tempo di lettura: 4 min
Aggiornamento: 21 mar

Franz Schubert (1797 – 1828) è tra i compositori più noti al grande pubblico, un po’ per la sua tragica storia, un po’ per la sua chiacchieratissima sessualità e, sicuramente, per la sua geniale capacità di scrivere melodie.
I suoi Lieder sono i più noti del genere, veri gioielli. L’Andante con moto del Trio n. 2 in Mi bemolle Maggiore è uno dei brani più ascoltati e conosciuti anche da chi non è solito frequentare la musica classica. La sua Ave Maria è oggi scelta da moltissime coppie come sottofondo per il proprio matrimonio.
Quale brano è, però, indissolubilmente legato a Schubert, e soltanto a lui? Al solo sentir nominare lo sfortunato compositore, quale sonorità e quali temi ci vengono in mente? Ancora, cosa ci fa esclamare: “Schubert!”?
La sinfonia n. 8, la celebre “Incompiuta”, ecco cosa.
È buffo, anzi, tragicomico, il fatto che questa assoluta perla, questo simbolo della musica romantica, sarebbe andata perduta se il direttore d’orchestra Johann Herbeck non ne fosse venuto in possesso grazie a Joseph Hüttenbrenner, fratello di un amico di Franz. Fu così che, nonostante la sinfonia fosse stata scritta nel 1822, fu solo il 1865 (a ben 37 anni dalla morte del compositore) a vedere la prima esecuzione di questi due splendidi movimenti.
È ben nota l’ammirazione che il giovane Franz provava per il grande Beethoven ed è altrettanto noto che, dopo la morte del Maestro, si fosse chiesto, sconsolato, chi mai avrebbe più potuto scrivere qualcosa di paragonabile alle sue opere. Ebbene, l’ottava sinfonia di Schubert è senz’altro un’ottima risposta. La grande differenza, tra i due compositori, è che se in Beethoven l’obbiettivo è la creazione di una perfetta architettura e i temi sono scelti e creati soprattutto in modo che siano funzionali allo sviluppo, in Schubert la melodia e il timbro assumono valore autonomo e caratterizzante.
Proprio in questa luce dobbiamo considerare il fatto che, oltre ai due classici temi richiesti dalla forma sonata, nel primo movimento, Allegro moderato, troviamo un terzo tema fondamentale. È proprio questa melodia, presentata come incipit della sinfonia dai violoncelli e dai contrabbassi, che sarà la colonna portante dello sviluppo, rivelando tutto il proprio potenziale drammatico e accompagnando l’ascoltatore nell’inquieto procedere del primo movimento. I due temi veri e propri, com’è usanza, hanno due caratteri opposti: il primo, profondamente struggente, viene introdotto dall’oboe, il secondo, un leggiadro Ländler in Sol Maggiore, intonato ancora una volta dai violoncelli.
Il secondo movimento, Andante con moto, è nuovamente caratterizzato da un’aura solenne, nostalgica e in parte pessimistica. Il primo tema, dei violini, viene introdotto dai timbri dei corni e dei fagotti, che catapultano l’ascoltatore in un contesto sacro, apparentemente calmo e campestre. L’aspetto solenne di questo passaggio viene sottolineato poi dall’utilizzo di un’orchestrazione pesante, quasi a ricordare un corale. Il tema successivo, invece, sembra evidenziare la componente inquieta, e vagamente inquietante, che percorre tutta la sinfonia. Il meraviglioso dialogo tra oboe e clarinetto sfocia in un passaggio fortemente drammatico, che sembra quasi strizzare l’occhio a certe pagine contrappuntistiche beethoveniane, senza però soffermarsi troppo, ma anzi tornando graziosamente alle sonorità eteree con cui si era aperto il movimento.
Questa sinfonia è, dunque, un capolavoro delle sonorità, dell’espressività, in cui il rigido schema della forma sonata, in precedenza sfruttato magistralmente in ogni sua potenzialità da Beethoven, diventa più che altro un disegno preparatorio, tenuto in controluce giusto per non perdere di vista il contesto in cui scatenare la propria creatività.
Ma perché solo due movimenti? Perché “Incompiuta”?
C’è chi disse che, semplicemente, Schubert si rese conto, ad un certo punto, di non saper quando e come far eseguire questo suo lavoro. Sembra, però, una spiegazione ben poco plausibile. Se così fosse, se Franz avesse scritto solamente su commissione od occasione, perché mai iniziare a comporre la sinfonia e scriverne ben due movimenti? Più affascinante è la soluzione, nata dallo studio delle battute superstiti dell’abbozzo del terzo movimento e delle prime del Trio, proposta da Einsein, secondo cui: «non avrebbe potuto completarla in nessuno dei significati che attribuiamo a questo termine. Lo Scherzo [...], che per le prime battute è anche orchestrato, suona come un luogo comune dopo l'Andante. Dobbiamo forse immaginare che Schubert non avesse alcuna consapevolezza di questo valore? Egli aveva già scritto troppe opere compiute per potersi accontentare di qualcosa d’inferiore o anche solamente di più ovvio».
Qual è, dunque, il senso di questa sinfonia?
Abbiamo citato la sessualità di Schubert. Numerosi musicologi hanno parlato dell’omosessualità del compositore, della sua supposta libertà di costumi e delle terribili conseguenze che, in quel contesto, tutto questo ha significato. Non è questo il luogo per un’approfondita disamina della questione, ma è senz’altro interessante leggere le parole che Franz scrisse nel suo diario nello stesso periodo in cui l’Incompiuta vide la luce: «Per molti anni intonai canzoni. Ma quando volevo cantare l'amore non riuscivo a esprimere che il dolore e quando provavo a intonare il dolore ecco che si trasformava in amore».
Secondo Marino Mora è esattamente questa l’essenza dell’ottava sinfonia: uno scontro tra le più potenti forze che muovono l’animo umano.
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